Attività presso il Centro di accoglienza di Chiasso
di Beatrice Brenni
Il “prossimo” di cui parla Gesù non te lo scegli. Te lo trovi accanto. L’unico tuo compito è di accorgerti che c’è. E una volta che lo hai visto –ma visto davvero- chiederti che cosa puoi fare per lui. E’ nata così alcune settimane prima di Natale la visita di un gruppetto di donne dell’Unione Femminile al Centro d’Accoglienza di Chiasso. Sì, proprio quello di cui molto si mormora ma poco si sa. Ad accompagnarci il diacono Marcel Mattana, che di questo centro è il cappellano. Siamo andate a mani vuote. Solo per vedere e conoscere la situazione dei rifugiati.
Non starò a raccontarvi come vivono e quanti sono. Di quegli sguardi che ti bucano il cuore. Della loro giovane età. Dell’incertezza e della noia che li inghiotte ogni giorno che passa. Non vi parlerò di numeri e di cifre, di sbarchi e di viaggi della speranza. E non vi dirò nemmeno che tra tutti loro forse solo due, al massimo tre, alla fine di interminabili iter, potranno restare in Svizzera.
Il direttore della struttura, mi è parso di capire, non lo desidera.
Vi dirò, però, di quelli che sono i loro bisogni. Prima di tutto vestiti. Vestiti pesanti. Molti di loro, praticamente tutti, arrivano con i soli vestiti che hanno addosso. Spesso una maglietta e un paio di pantaloni, totalmente inadatti al nostro inverno. Per cui urgono vestiti pesanti da uomo: giacche, berretti, pantaloni, maglioni, pile e scarpe.
Visto che la permanenza media nella struttura di Chiasso è di circa tre settimane, il bisogno di abiti adatti è molto alto e perdura nel tempo.
Grazie alla tempestività e allo spirito organizzativo e pratico di alcune donne presenti, che hanno mobilitato le loro parrocchie, già quindici giorni dopo siamo riuscite a portare loro un intero furgone di vestiti. Un dono che i richiedenti d’asilo, ragazzi provenienti per lo più dall’Africa, ma anche dal Medio Oriente e dai Balcani, hanno saputo apprezzare con larghi sorrisi e di cui hanno ringraziato con uno scritto alle parrocchie coinvolte.
Ma c’è un’altra cosa di cui questi ragazzi venuti da lontano, hanno bisogno. Ce ne ha parlato Marcel Mattana che li incontra una volta alla settimana, presso l’oratorio di Chiasso. Hanno bisogno di essere ascoltati. Di capire che la loro storia può essere raccontata a qualcuno. Ciascuno di loro è titolare di una vicenda importante, esclusiva che ha un valore. Avere qualcuno a cui confidarla, a cui affidarla, per loro significa molto. Li fa uscire per un attimo dalla loro esistenza di “ombre” in attesa di un qualcosa e li fa esistere qui ed ora. E questo fa loro bene.
Abbiamo così deciso –e qui estendiamo la proposta a chi lo desidera- di affiancare Marcel in questo momento. In tutta umiltà e con i mezzi e i limiti di cui siamo dotati.
Marcel li incontra ogni mercoledì pomeriggio per una merenda in compagnia, presso l’oratorio di Chiasso. Abbiamo pensato di essere presenti anche noi (sempre due per volta) con torte e biscotti e con la disponibilità ad ascoltarli qualora lo desiderino.
Verranno poi previsti anche dei momenti in cui -tra di noi- possiamo mettere in comune quelli che sono i nostri pensieri, le nostre emozioni, il nostro vissuto rispetto a questa esperienza.
Chi fosse interessato a partecipare a questa iniziativa o avesse dei vestiti invernali da uomo in buono stato, può contattarci scrivendo a: unionefemminile@azionecattolica.ch
o mettersi in contatto con il nostro segretariato segretariato@azionecattolica.ch
o chiamare lo 091 950 84 64
I vestiti verranno consegnati ogni due mesi.



