CORSO di formazione su “Donne e leadership”
(organizzato da FRAUENBUND DI COIRA)
di Corinne Zaugg
Un corso di formazione a Coira mi ha messo, casualmente, in contatto con tredici donne tra i 30 e i 52 anni. A legarle la militanza in uno o più gruppi di volontariato. Donne molto diverse tra di loro per formazione, cultura, estrazione sociale. Una dopo l’altra siamo state invitate a raccontarci nell’arco di un minuto, un minuto e mezzo. Ne è uscito uno spaccato di vita coloratissimo. C’era Elvira (i nomi sono inventati, le vicende no) madre di tre figli maschi, due dei quali si trovano attualmente in Canada per il loro apprendistato. In estate andrà a trovarli con il marito e tutti insieme faranno il giro del grande Paese nord-americano. O Vreni, contadina con quattro figli con la passione delle galline: “Le mie galline possono fare tutto quello che i miei figli non possono fare!”. O Claudia, madre casalinga con tre figli piccoli che prepara con passione pasticcini, torte e trecce per un ristorante del luogo. O Silvia, sposata con un uomo messicano e che coltiva il multiculturalismo della sua grande famiglia (di cui fanno parte anche i nonni messicani) portando in tavola rösti e tortillas e parlando contemporaneamente sursilvan, tedesco e spagnolo. O come Rita che, con i figli ormai grandi, oltre al suo lavoro a tempo parziale in una banca, è membro di comitato di ben cinque associazioni. O ancora, come Sereina che ogni mattina alle sei si reca in casa anziani per alzare la sua mamma e fare colazione con lei. Accanto ai figli e ai mariti (abbiamo calcolato che la media dei figli di noi tredici era di 2,7 per donna) mi ha colpito la grande importanza che animali, sport e natura hanno nella vita di tutte loro. Sicuramente privilegiate dal bel pezzo di mondo in cui abitano (canton Grigioni) tutte nel disegno che le rappresentava, si sono disegnate con gli sci o le scarpe da trekking ai piedi. All’interno di stupendi giardini fioriti. Circondate da porcellini d’India, tartarughe, cani e gatti o appunto … galline. Sottolineando quanto la natura e la sua fruizione fossero importante per la loro felicità e il loro equilibrio. L’unica cosa negativa emersa in pressoché tutte le presentazioni: la limitatezza delle ore a loro disposizione. Perché solo 24? Mentre ascoltavo questa girandola di vite diverse, mi sono venute in mente le parole di una bella canzone di Giorgia: “C’è da fare, (c’è da fare)/ C’è da fare da mangiare per un mondo affamato/ C’è da fare, da rifare/C’è sempre qualcosa da fare e tu lo sai /C’è da fare (qualcosa di importante)
C’è da fare/ E’ inutile parlare, fare finta /Di guardare quando/… c’è da fare sai.” E mi sono sembrate così vere per questo mondo al femminile, così impegnato ma anche così umile. Che dalla mattina alla sera si muove tra piccole cose domestiche da riordinare ogni mattina da capo, e i grandi temi dell’umanità. La vita, il futuro, l’ecologia, la cura. E sempre nelle retrovie. Senza protagonismi. Senza esibizionismo. Con la naturalezza della vita che trascorre. Che oggi le vede attive e domani le consegnerà alla vecchiaia. Un tempo più calmo, più lento in cui fare quello che si è sempre fatto: vivere con un duplice sguardo, in avanti e in altro. Verso gli altri e verso il cielo.
Buona festa della mamma a tutte!



