Attività presso il Centro di accoglienza di Chiasso

di Beatrice Brenni

Il “prossimo” di cui parla Gesù non te lo scegli. Te lo trovi accanto. L’unico tuo compito è di accorgerti che c’è. E una volta che lo hai visto –ma visto davvero- chiederti che cosa puoi fare per lui. E’ nata così alcune settimane prima di Natale la visita di un gruppetto di donne dell’Unione Femminile al Centro d’Accoglienza di Chiasso. Sì, proprio quello di cui molto si mormora ma poco si sa. Ad accompagnarci il diacono Marcel Mattana, che di questo centro è il cappellano. Siamo andate a mani vuote. Solo per vedere e conoscere la situazione dei rifugiati.

Non starò a raccontarvi come vivono e quanti sono. Di quegli sguardi che ti bucano il cuore. Della loro giovane età. Dell’incertezza e della noia che li inghiotte ogni giorno che passa. Non vi parlerò di numeri e di cifre, di sbarchi e di viaggi della speranza. E non vi dirò nemmeno che tra tutti loro forse solo due, al massimo tre, alla fine di interminabili iter, potranno restare in Svizzera.
Il direttore della struttura, mi è parso di capire, non lo desidera.
Vi dirò, però, di quelli che sono i loro bisogni. Prima di tutto vestiti. Vestiti pesanti. Molti di loro, praticamente tutti, arrivano con i soli vestiti che hanno addosso. Spesso una maglietta e un paio di pantaloni, totalmente inadatti al nostro inverno. Per cui urgono vestiti pesanti da uomo: giacche, berretti, pantaloni, maglioni, pile e scarpe.
Visto che la permanenza media nella struttura di Chiasso è di circa tre settimane, il bisogno di abiti adatti è molto alto e perdura nel tempo.

Grazie alla tempestività e allo spirito organizzativo e pratico di alcune donne presenti, che hanno mobilitato le loro parrocchie, già quindici giorni dopo siamo riuscite a portare loro un intero furgone di vestiti. Un dono che i richiedenti d’asilo, ragazzi provenienti per lo più dall’Africa, ma anche dal Medio Oriente e dai Balcani, hanno saputo apprezzare con larghi sorrisi e di cui hanno ringraziato con uno scritto alle parrocchie coinvolte.

Ma c’è un’altra cosa di cui questi ragazzi venuti da lontano, hanno bisogno. Ce ne ha parlato Marcel Mattana che li incontra una volta alla settimana, presso l’oratorio di Chiasso. Hanno bisogno di essere ascoltati. Di capire che la loro storia può essere raccontata a qualcuno. Ciascuno di loro è titolare di una vicenda importante, esclusiva che ha un valore. Avere qualcuno a cui confidarla, a cui affidarla, per loro significa molto. Li fa uscire per un attimo dalla loro esistenza di “ombre” in attesa di un qualcosa e li fa esistere qui ed ora. E questo fa loro bene.

Abbiamo così deciso –e qui estendiamo la proposta a chi lo desidera- di affiancare Marcel in questo momento. In tutta umiltà e con i mezzi e i limiti di cui siamo dotati.
Marcel li incontra ogni mercoledì pomeriggio per una merenda in compagnia, presso l’oratorio di Chiasso. Abbiamo pensato di essere presenti anche noi (sempre due per volta) con torte e biscotti e con la disponibilità ad ascoltarli qualora lo desiderino.
Verranno poi previsti anche dei momenti in cui -tra di noi- possiamo mettere in comune quelli che sono i nostri pensieri, le nostre emozioni, il nostro vissuto rispetto a questa esperienza.

Chi fosse interessato a partecipare a questa iniziativa o avesse dei vestiti invernali da uomo in buono stato, può contattarci scrivendo a: unionefemminile@azionecattolica.ch
o mettersi in contatto con il nostro segretariato segretariato@azionecattolica.ch
o chiamare lo 091 950 84 64

I vestiti verranno consegnati ogni due mesi.

 

CORSO di formazione su “Donne e leadership”

 (organizzato da FRAUENBUND DI COIRA)
di Corinne Zaugg

Un corso di formazione a Coira mi ha messo, casualmente,  in contatto con tredici donne tra i 30 e i 52 anni. A legarle la militanza in uno o più gruppi di volontariato. Donne molto diverse tra di loro per formazione, cultura, estrazione sociale. Una dopo l’altra siamo state invitate a raccontarci nell’arco di un minuto, un minuto e mezzo.  Ne è uscito uno spaccato di vita coloratissimo. C’era Elvira (i nomi sono inventati, le vicende no) madre di tre figli maschi, due dei quali si trovano attualmente in Canada per il loro apprendistato. In estate andrà a trovarli con il marito e tutti insieme faranno il giro del grande Paese nord-americano. O Vreni, contadina con quattro figli con la passione delle galline: “Le mie galline possono fare tutto quello che i miei figli non possono fare!”. O Claudia, madre casalinga con tre figli piccoli che prepara con passione pasticcini, torte e trecce per un ristorante del luogo. O Silvia, sposata con un uomo messicano e che coltiva il multiculturalismo della sua grande famiglia (di cui fanno parte anche i nonni messicani) portando in tavola rösti e tortillas e parlando contemporaneamente sursilvan, tedesco e spagnolo. O come Rita che, con i figli ormai grandi, oltre al suo lavoro a tempo parziale in una banca, è membro di comitato di ben cinque associazioni. O ancora, come Sereina che ogni mattina alle sei si reca in casa anziani per alzare la sua mamma e fare colazione con lei. Accanto ai figli e ai mariti (abbiamo calcolato che la media dei figli di noi tredici era di 2,7 per donna)  mi ha colpito la grande importanza che animali, sport e natura hanno nella vita di tutte loro. Sicuramente privilegiate dal bel pezzo di mondo in cui abitano (canton Grigioni) tutte nel disegno che le rappresentava, si sono disegnate con gli sci o le scarpe da trekking ai piedi. All’interno di stupendi giardini fioriti. Circondate da porcellini d’India, tartarughe, cani e gatti o appunto … galline. Sottolineando quanto la natura e la sua fruizione fossero importante per la loro felicità e il loro equilibrio. L’unica cosa negativa emersa in pressoché tutte le presentazioni: la limitatezza delle ore a loro disposizione. Perché solo 24? Mentre ascoltavo questa girandola di vite diverse, mi sono venute in mente le parole di una bella canzone di Giorgia: “C’è da fare, (c’è da fare)/ C’è da fare da mangiare per un mondo affamato/ C’è da fare, da rifare/C’è sempre qualcosa da fare e tu lo sai /C’è da fare (qualcosa di importante)
C’è da fare/ E’ inutile parlare, fare finta /Di guardare quando/… c’è da fare sai.” E mi sono sembrate così vere per questo mondo al  femminile, così impegnato ma anche così umile. Che dalla mattina alla sera si muove tra piccole cose domestiche da riordinare ogni mattina da capo, e i grandi  temi dell’umanità. La vita, il futuro, l’ecologia, la cura. E sempre nelle retrovie. Senza protagonismi. Senza esibizionismo. Con la naturalezza della vita che trascorre. Che oggi le vede attive e domani le consegnerà alla vecchiaia. Un tempo più calmo, più lento in cui  fare quello che si è sempre fatto: vivere con un duplice sguardo,  in avanti e in altro. Verso gli altri e verso il cielo.

Buona festa della mamma a tutte!

Clarisse

Da tre anni ormai l’Unione Femminile Cattolica Ticinese propone alle donne interessate una serie di pomeriggi di riflessione.

Lo scorso anno il tema era quello del  “Mettersi in cammino sulla parola di Dio” , mentre quest’anno ad essere prese in esame, saranno alcune figure di donna dell’Antico Testamento. A guidare la riflessione lo scorso anno, come anche quest’anno, Suor Chiara Noemi.

Qui di seguito una delle partecipanti ha voluto trasmettere e rendergli così accessibili anche a chi non c’era, i suoi appunti, dell’ultimo incontro dello scorso anno. Quello del mese di maggio.

“L’insegnamento di Maria è un invito alla tenerezza, all’ascolto e alla misericordia”: così Sr. Chiara Noemi ha ricordato ad un gruppo di donne la giornata della Visitazione di Maria (31.5) riprendendo il cammino degli incontri  che durante l’anno 2012-2013 sono stati 3: Il cammino nel deserto, il  cammino nell’Esodo e il Cammino come visita.

Il Signore visita il suo popolo. Nel primo e secondo testamento Dio è alla ricerca dell’Uomo. Un Dio che passeggiando va a raggiungere Adamo, un Dio che visita”.

Quanto siamo all’ascolto di questo Dio che ci visita?  Quante volte mi sono soffermata ad accogliere questo Amore su di me? Che tempo mi riservo per meditare, ascoltare il silenzio come risorsa per oasi di pace e di riflessione? Quanto mi lascio invadere da Lui per lasciar nascere in me la vera felicità non quella che dipende dall’attitudine degli altri ? Sono capace di lasciare agire lo Spirito per trasformarmi?

Noi camminiamo con la ricchezza di una visita ricevuta”. E’ vero: sono parole sagge che ci ha proposto la Clarissa  raccontandoci  che “Maria si mise in viaggio, spinta dallo Spirito, mossa da un dono ricevuto: lo fa in fretta perché la Grazia dello Spirito non accetta ritardi, parte incurante della fatica, porta la parola di Salvezza a Elisabetta. I due bambini si riconoscono. C’è un vero incontro della Vita divina. Elisabetta riconosce il miracolo avvenuto in Maria. Riconoscono la lode di Dio in loro!  Queste due donne hanno permesso allo Spirito di agire in loro e attorno a loro. Maria ha riscritto il Magnificat e ha espresso le parole di Dio con le sue parole.  Sono Parole di Dio che guariscono e salvano.”

Sr. Chiara Noemi ci ha invitato a “riflettere sulla gratuità della visita e a dedicare il nostro tempo all’altra: la gratuità di sostare insieme. E’ la nuova evangelizzazione della donna. Un atteggiamento nel visitare: Maria che si fa portare da Gesù e va a visitare Elisabetta. Dobbiamo fare attenzione alla presenza che portiamo! “. E’ un cammino di docilità, di tenerezza condivisa e di consapevolezza. Quante volte mi sono messa in viaggio secondo un invito dello Spirito? Sono capace di perdonare affinché possa incontrare il cuore dell’altro?

Come non lasciarci interpellare dal passaggio di Luca 19,44 “non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata”. Si, l’incontro con l’Altro, l’incontro con la Persona. “Come esco di casa? Come mi pongo a chi mi fa il servizio? Quale è la mia disponibilità all’ascolto? Non è questo il Tessuto della Vita? Come riuscire a trasformare tutto in Divino? Il condividere è ben diverso dallo spettegolare. Quale è la mia parte di protagonismo e la mia parte di incontro veritiero?

Camminare, rileggendo il passaggio della Visitazione (Lc1,39-55), è l’ascolto di una intuizione: partire,  offrire una intimità, condividere nella compassione. Concludendo Sr Chiara Noemi ci ha ricordato che camminare “ è lasciarsi interpellare da quale sia la mia attitudine all’ascolto. Prendere il tempo significa dare più spazio alla relazione. Ha da diventare una priorità della nostra vita”.

(Una partecipante)

 

Prossimi incontri:
giovedì 7 novembre
giovedì 12 dicembre
giovedì 23 gennaio
giovedì 13 marzo
giovedì 22 maggio

Dalle 15 alle 17 ca. presso il Convento delle Suore a Cademario.
Il tema dei cinque incontri sarà “Donne dell’Antico Testamento: custodi della salvezza”.
Sarà Suor Chiara Noemi a presentarci le riflessioni.

Appuntamenti UFTC 2013

CALENDARIO PROSSIMI APPUNTAMENTI UFCT

  • Ritiro al Convento dei Cappuccini di Faido animato da don Valerio Lazzeri
  • WALKING SPIRITUALE

Sono riprese lunedì 23 settembre, alle ore 9.30, presso la Chiesetta di S. Martino a Mendrisio, le camminate settimanali di spiritual walking.

Dopo tre anni di passeggiate, chiacchierate, preghiere, amicizia, condivisione, idee nate passo dopo passo, abbiamo deciso di strutturare un po’ meglio la parte spirituale del nostro incontro. Il primo momento, quello dedicato a preghiera e riflessione all’interno della chiesetta, avverrà leggendo un salmo e una breve meditazione su quest’ultimo. Avremo così una base su cui proseguire la riflessione e custodiremo il salmo come vademecum spirituale per tutta la settimana.

Inoltre, daremo una finalità pratica e concreta al nostro cammino. Durante l’estate 2014 proporremo a chi lo desidera una settimana di “cammino spirituale”:  Un pezzo del cammino di Santiago de Compostela? Della via Francigena? Del cammino umbro di S. Francesco? Una via spirituale in Svizzera? Ancora non lo sappiamo. Decideremo…cammin facendo. Nel corso dell’anno saranno previsti tre incontri con alcuni grandi camminatori che ci racconteranno la loro esperienza. Verrete aggiornate per tempo. Dunque le nostre uscite diventranno allenamento del corpo e dello spirito per questa “impresa”. Naturalmente le passeggiate restano aperte anche a chi non si iscriverà alla settimana estiva. E naturalmente alla settimana estiva potranno iscriversi anche coloro che non hanno partecipato agli incontri settimanali.

L’invito per le persone che non abitano in prossimità, è di mettersi insieme e proporre la camminata nei propri luoghi. L’Unione Femminile resta volentieri a disposizione per passaggio info, materiale ed esperienza!

  • INCONTRI CON LE CLARISSE A CADEMARIO

Il 17 ottobre, con un giorno di ritiro, riprenderanno anche i nostri incontri con le Suore Clarisse di Cademario.

Calendario degli altri incontri pomeridiani:

Date:

  • giovedì 7 novembre
  • giovedì 12 dicembre
  • giovedì 23 gennaio
  • giovedì 13 marzo
  • giovedì 22 maggio

Orario:

  • ritrovo a Cademario, alle ore 15

Tema:

  • Incontro con alcune figure femminili dell’Antico Testamento
  • LUNEDI, 4 NOVEMBRE, 18H00, CONFERENZA PRESSO LA FACOLTÀ DI TEOLOGIA DI LUGANO: “DONNE E CONCILIO: UN’EREDITÀ DISSIPATA?” Interverranno due relatrici di grande calibro: la teologa Adriana Valerio, di Roma, autrice del Libro “Madri del Concilio” e suor Cristiana Dobner, Lecco, teologa e scrittrice. Modererà la serata Cristian Vonzun.

Leggi la relazione sull’assemblea ordinaria qui

SERATA A CASTEL S. PIETRO

RIFLESSIONE SUL RUOLO DELLA DONNA ALL’INTERNO DELLA CHIESA

Riflessione suddivisa in due parti:

  • Concilio Vaticano II (Madri del concilio)
  • Scisma rosa (emorragia della donne dalla Chiesa)
  1. Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962-1965)
    8 settembre 1965 Paolo VI annuncia la presenza delle donne al Concilio. Il 25 fa il suo ingresso la prima donna: Marie-Louise Monnet, fondatrice del Movimento Internazionale dell’Apostolato dei Ceti Sociali Indipendenti (miamsi).In tutto sono state chiamate 23 donne: 10 religiose, 13 laiche

    può sembrare poco 23 donne su 2 mila e passa padri conciliari, ma si trattava di donne rappresentative, significative che rappresentavano tutto un mondo intorno a loro. Superiori di congregazioni, presidenti di organizzazioni internazionali, ecc.

    Tra di loro anche due donne sposate e madri di famigli.

    A queste donne dobbiamo aggiungere una ventina di donne chiamate come esperte (sui temi della fame nel mondo, del controllo delle nascite, del movimento pacifista.

    Il loro ruolo era quello delle uditrici: uditrici mute ma attentissime ascoltatrici e attive soprattutto nelle diverse sottocommissioni: nelle costituzioni Gaudium et Spes e nella Lumen Gentium dove si andava precisando l’affermazione della visione unitaria dell’uomo-donna come “persona umana” e l’uguaglianza fondamentale dei due.

    Punti fermi: uguaglianza uomo/donna, accesso agli studi teologici, riforma ordini religiosi (più apertura al mondo Ma molte questioni aperte (regolamentazione nascite, sacerdozio femminile)
    Bellissimo messaggio alle donne

  2. Scisma rosa
    Lo chiamano lo “scisma rosa”. Uno scisma quieto, agli antipodi della rivoluzione, che da anni domenica dopo domenica, ha portato le chiese a svuotarsi della presenza femminile. Ce ne siamo accorti solo negli ultimi anni, quando ormai la file vuote delle chiese non ci lasciavo più dubbi in proposito. Mentre da tanto lamentiamo l’assenza di giovani e ragazzi, la cui presenza allegra e goliardicamente rumorosa quando c’è si fa notare, non così è per la componente femminile. Silenziosa, defilata, discreta. Messa dopo messa, le donne si sono disaffezionate alla pratica religiosa come per secoli l’hanno praticata le donne venute prima di loro, e hanno iniziato a disertarla. Non le donne anziane la cui vita si è svolta tutta all’ombra del campanile. Spesso lo stesso, che le ha viste bambine, adolescenti impegnate, giovani spose, madri premurose, mogli presenti, nonne indispensabile, vedove fedeli. No, non di queste donne si parla, ma di quelle che potrebbero essere le loro figlie. Donne dai quaranta in su. Donne nate negli anni ‘50-’60 che oggi hanno tra i quaranta e i cinquant’anni. Guardatevi in giro la domenica le vedete? Vediamo alcune giovani mamme che vengono in chiesa col marito e i bimbi piccoli, vediamo le giovani coriste, la maggioranza di signore anziane di cui prima, diverse copie di anziani, ma la generazione delle quarantenni-cinquantenni manca all’appello. Mancano, a dire il vero, anche  i loro mariti e compagni. Ma questa, non è una novità. A quest’assenza già ci eravamo abituati. La novità ora è che le donne si comportano statisticamente come i loro partner. Ad un’alta percentuale di assenza maschile corrisponde ora la medesima percentuale anche al femminile. Le donne, si comportano nei riguardi del fenomeno religioso allo stesso modo degli uomini di pari età. Vi è stata negli anni, per così dire, una “mascolinizzazione” della frequenza della Chiesa da parte delle donne . Donne che prima invece, avevano un comportamento assai differente nei confronti e della religione e della sua pratica domenicale.  Ogni abbandono fa riflettere. Ma mentre l’emorragia dei giovani trova delle spiegazioni di natura eminentemente generazionale e anagrafica: lo scisma rosa ci parla di una relazione che prima c’è stata e poi si è scissa. Di una decisione presa a priori, dopo una frequentazione che prima c’è stata e poi è stata abbandonata. Di un’educazione alla fede che c’è stata.. Quindi il loro “abbandono” ci parla di una storia che si è interrotta. Di un filo che si è spezzato. Che prima c’era e poi è stato scelto di recidere. Forse per semplice indifferenza, forse per incomprensioni, magari anche delusioni, di qualcosa che non hanno più ricevuto, più trovato, o semplicemente più ritenuto necessario per la loro vita. Una donna di quarant’anni, oggi, è per lo più professionalmente attiva, ha figli adolescenti in casa, una ventina di anni di matrimonio alle spalle, spesso dei genitori anziani da accudire. E quindi sicuramente ha una gestione del proprio tempo molto parsimoniosa. E forse l’assenza tra i banchi della chiesa risponde ad un semplice riassetto delle proprie priorità. La messa domenicale per tante, non è più un appuntamento irrinunciabile. Meglio utilizzare quell’oretta per rassettare la casa, uscire col cane, far visita agli anziani genitori o semplicemente godersi un’oretta di tempo finalmente libero da impegni. Sicuramente in una società orientata al profitto come la nostra, anche la frequenza alla s.messa viene messa sulla bilancia dei costi/benefici. Se i costi superano i benefici allora l’attività va abbandonata. Sia essa la messa o il corso di difesa personale. E’ una semplice questione di gestione delle risorse: le proprie. Quindi sicuramente in molti casi si è trattato di un lento quanto inesorabile distacco, senza spargimenti né di lacrime né tantomeno di sangue. Si è visto che la vita continua sia che si frequenti la messa sia che si faccia qualcosa di più immediatamente pratico e/o utile. In molti casi la responsabilità del disamore verso la chiesa viene fatta risalire a fattori personali e ad “errori” umani. Incomprensioni personali. Rapporti non soddisfacenti col proprio parroco, col sacrista, con altre famiglie che frequentano la chiesa. Forse vi sono state domande rimaste senza risposta. Risposte che non  sono piaciute. Risposte che non state comprese. Per cui si è preferito seguire altre strade, altre vie, altre filosofie. Forse addirittura altre religioni. Forse ancora la famiglia si è evoluta in maniera diversa da come si era previsto e sognato: il matrimonio si è spezzato, i figli hanno preso strade diverse, c’è stato un nuovo matrimonio, una convivenza. Situazioni che si ritiene non siano conformi ai dogmi della chiesa per cui si preferisce allontanarsi, prima di essere allontanati, o ritenuti indegni o peggio ancora “peccatori”…
    Insomma, i motivi alla base di questa vera e propria voragine che si è aperta in seno della Chiesa e che ha inghiottito gran parte della sua componente rosa, sono infinitamente di più di quanto abbiamo accennato e sicuramente riguardano anche le modalità di accoglienza  e la cura che la Chiesa stessa ha avuto nei confronti del suo elemento femminile.A cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, la questione femminile appare oggi come una grande e bella promessa non mantenuta. E questo non perché il ruolo delle donne in seno alla chiesa non ha conosciuto un’evoluzione che le ha portato a rivestire incarichi di potere o accedere al sacerdozio, ma perché di quel sacro fuoco che animava le donne pioniere di allora non è rimasto più nulla. E’ come se le donne e la chiesa dopo un’iniziale connubio che le ha portate a lottare insieme per la pari dignità tra uomo e donna, per il diritto di voto, il diritto all’istruzione e per sottrarsi allo stato di dipendenza in cui il loro sesso le poneva per nascita, avessero seguito ciascuno la sua strada. Le donne da una parte e la Chiesa dall’altra. Il mondo e la società ad affermare l’uguaglianza tra uomo e la donna e la Chiesa la loro diversità.

    Oggi, credo che le donne siano stanche per tutti questi anni trascorsi a correre. A cercarsi, a trovarsi, a riperdersi e a ritrovarsi. E di strada ne hanno fatta davvero tanta. Non so se sono (siamo) più o meno felici delle nostre nonne o delle nostre mamme. Certamente più stressate. Ma lo stress non è un valore. E’ solo uno stato. Un modo di essere. Io credo, ne sono convinta, che la Chiesa rappresenti una risorsa anche per le donne di oggi. Soprattutto perché la chiesa siamo noi. E se la rifiutiamo, la ignoriamo, le siamo indifferenti è come se rinnegassimo la parte migliore di noi. Orientate insieme verso la ricerca della verità, del bene e del giusto possiamo recuperare quel senso che alle volte avvertiamo con drammatico realismo, che ci sfugge. Solo fermandoci, ricaricandoci e ricentrandoci su una trascendenza che ci supera sapremo nuovamente essere centro e ricarica per noi e per chi ci sta vicino e si aspetta da noi un segnale, una rotta, un indizio.

Incontro sul cammino al Monastero delle Clarisse di Cademario

Lo stupore! “La nomina di papa Francesco ieri sera ci ha colte tutte di sorpresa”. Cosi è iniziato l’incontro con Sr. Chiara Noemi del Monastero delle Clarisse di Cademario sul cammino. “Uscire da sé, spalancarsi a qualcosa che ci supera per poter aderire a un cammino di fede che è sempre imprevedibile”. A metà marzo un gruppo di una ventina di donne è stato invitato a “percorrere il cammino dell’Esodo, riflettendo sulle proprie schiavitù, sulle lamentele che non permettono di vedere i doni, sul cammino di bellezza per raggiungere la pienezza umana, la gioia e la pace del cuore”.

Il primo grande invito è stato “quello di fidarci: saper riconoscere quel Tu che ci viene incontro e ci guida verso la libertà. Percorrere il cammino nella gratuità di Dio cogliendo i suoi segnali di benevolenza. Si, è importante guardare i passi fatti col Signore che ci accompagna fino a sera, ci sostiene e ci tiene per mano”. Cosa ci impedisce di camminare? “C’è un tempo di deserto, come quello vissuto dagli ebrei dopo l’uscita dall’Egitto, dove le schiavitù visibili e invisibili sono da scoprire perché vari lacci legano il  cuore e non ci permettono più di proseguire il nostro cammino”.  Credo che sia un invito ad andare oltre la sofferenza del momento per “avanzare con gioia verso la Pasqua”.

Sr. Chiara Noemi ci ha invitate a camminare verso l’essenzialità che è ben diverso dal programmare strategie. “Il cammino richiede semplicità, umiltà”. Lei ci ha raccontato come ha ricuperato certe forme della fede come il Rosario  e ha scoperto quanto la fede dia stabilità, solidità alla vita“ascoltando le sorelle anziane che il Signore mi ha messo sulla strada, guardando la loro testimonianza, spesso silenziosa e nascosta in semplici gesti quotidiani”. Seguendo la riflessione siamo entrate nel “comprendere maggiormente la nostra bellezza e unicità” e nel “riscoprire che occorre imparare sempre di nuovo a fidarci reciprocamente mantenendo un cuore aperto per arrivare a condividere le gioie e le fatiche del proprio cammino:Non indurite il vostro cuore, ma ascoltate la voce del Signore” (sl 95). Ci siamo sentite consolate nel capire che non si è soli su questo percorso perché si è protetti dalla comunione dei santi. “Quanto stupore nel cogliere la grazia che continua a scorrere nella mia vita! La grazia è una Presenza che ci sta aspettando …

Nello scambio finale fra di noi presenti si è condiviso il coraggio di uscire dal proprio recinto, riconoscendo di non bastare a noi stesse: per questo è necessario aprirci agli altri. “Ho bisogno di te per essere capace di far fronte all’imprevisto”. Siamo preparati? Sr. Chiara Noemi con la sua dolcezza e attenzione ci ha lasciato con queste parole “ Davanti agli imprevisti sul mio cammino, fa’ Signore che io possa essere unita a te”.

Prossimo incontro aperto a tutti sul tema del cammino: Martedì 28 maggio, ore 15 al Monastero delle Clarisse di Cademario.

 

(Una partecipante)