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Commento al brano scelto dal Vescovo

Novembre 15, 2018/in Attività 18-19

Caro mons. Valerio,

L’Unione Femminile Cattolica Ticinese desidera ringraziarla di cuore per la sua lettera pastorale che è stata per noi occasione di incontro, riflessione e scambio.

Molto ci ha parlato il brano di Naaman. Nella lettura del testo biblico, la nostra attenzione è stata subito catturata dalla figura della “giovinetta”: di questa ragazzina senza nome che occupa due righe soltanto, all’interno del testo.

Come Lei ha sottolineato la ragazza “non ha niente a disposizione, è stata spogliata di tutto e deportata con la violenza in un Paese straniero.” Usata come schiava, proveniente dal paese di Israele, non solo non ha più niente ma addirittura non è più niente. Una “senza voce” che tuttavia nel suo cuore mantiene e custodisce la fede nel Dio di Israele che le dà il coraggio di parlare, osando intervenire in un dibattito in cui nessuno le ha chiesto nulla. La serva sente che c’è un problema, si pone in ascolto, si lascia toccare, e avanza una proposta, indica una possibile soluzione, pronuncia un nome e lo suggerisce alla sua padrona. Un atteggiamento coraggioso, totalmente gratuito e che dà inizio a una “storia di salvezza”.
Ci fa riflettere il fatto che la giovane abbia fatto tutto ciò per colui che l’ha rapita e ridotta alla condizione di serva. Sentimenti di vendetta e ostilità sarebbero stati …comprensibili! No, nessun calcolo, nessuna malvagità in lei, ma un innato desiderio di bene, di vita. Alle sue parole, subito segue un grande trambusto: carrozze, lettere di raccomandazioni, oro, argento, vestiti…! Immediatamente viene allertato il Re di Israele: solo un re – si pensa- può guarire Naaman e la guarigione costerà, certo, caro…

La discrepanza tra l’irrilevanza della giovinetta e l’apparato dei potenti che la circonda, ci colpisce, tanto che abbiamo sentito come proprio lei, questa ragazzina dimenticata da tante esegesi, parla al nostro cuore di donne nella Chiesa, anche della Chiesa della diocesi di Lugano. La sua storia ci parla, ci sembra, proprio di quello che sta a cuore anche a Lei, caro vescovo Valerio. Di un modo di essere Chiesa, con le mani, i piedi, il cuore, vicino a quella terra, che è l’oggetto di questa sua quarta lettera pastorale.

Noi, come donne che viviamo nelle relazioni, nelle famiglie, nella società, sui posti di lavoro, che siamo attive in politica, nelle parrocchie, in diocesi, che amiamo la Chiesa e che la serviamo nei mille modi che ci sono propri, non possiamo non osservare come la voce di questa “invisibile” serva sia stata, in questo racconto, non solo udita, ma anche ascoltata, da chi le stava intorno.

In questi ultimi dieci anni, in cui l’Unione Femminile ha ripreso, rinnovata, il suo cammino, abbiamo imparato ad ascoltare le voci e a volte, addirittura i silenzi, di chi ci sta attorno. In molte occasioni siamo diventate noi stesse, questa voce.
Molte volte abbiamo raccolto testimonianza dell’invisibilità delle donne. Altre volte, l’abbiamo sperimentata personalmente.
Negli anni, abbiamo proposto formazioni, occasioni di preghiera e riflessione. Abbiamo intessuto legami con donne a sud e a nord: non solo delle Alpi, ma anche del mondo! Una nostra delegazione la scorsa estate è andata fino in Senegal, all’assemblea generale dell’ UMOFC (Unione Mondiale Organizzazioni Femminili Cattoliche) portando la propria testimonianza di donne impegnate nella Chiesa svizzera. Abbiamo pubblicato articoli, rilasciato interviste, contributo alla redazione di libri. Collaboriamo con le donne protestanti alla giornata mondiale di preghiera. Tutto questo ci nutre. Ci piace. Sentiamo che è bello e importante, per la nostra crescita personale e quella di tante altre amiche che cammin facendo, abbiamo imparato a conoscere e con cui oggi condividiamo la strada, al di sopra e al di là di steccati e movimenti…

Accogliamo l’opportunità che questa sua bella lettera ci dà e di cui apprezziamo i contenuti, per chiedere che la nostra voce di donne, della diocesi di Lugano, venga non solo udita ma anche ascoltata. Nel brano da Lei citato, la servetta diventa addirittura il “motore” del cambiamento e della guarigione. Riteniamo che proprio oggi, in questa nostra Chiesa così infragilita dagli scandali, riconoscere il potenziale delle donne e coinvolgerle nel “processo di guarigione” sia non solo importante, ma addirittura vitale per il bene di tutta la Chiesa, non delle donne soltanto.

Il 14 giugno, in tutta la Svizzera le donne sono state invitate ad incrociare le braccia per lo “Sciopero delle donne”. L’Unione Femminile Cattolica Ticinese aderirà alla manifestazione perché siamo convinte che una maggiore presa di coscienza del ruolo delle donne sia un bene per le comunità, per la società ed anche per la Chiesa.

Cordialmente la salutiamo
Per l’Unione Femminile Cattolica Ticinese

Corinne Zaugg e Beatrice Brenni

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