Articolo sull’incontro con Lucetta Scaraffia
di Corinne Zaugg
Lucetta Scaraffìa, storica e giornalista italiana, la vocazione della pioniera, ce l’ha sempre avuta. Sin da quando negli anni ’70, sfilava nelle strade e nelle piazze d’Italia per rivendicare più diritti e più libertà per le donne. Seppure molte cose siano cambiate da allora, Lucetta Scaraffìa ha conservato la passione per il “femminile”. E se una volta questa sua passione la declinava nelle file della sinistra, oggi Lucetta la vive da cattolica all’interno della Chiesa Cattolica. Da ormai 4 anni, è responsabile di “Donne-Chiesa-Mondo”, l’inserto mensile dell’Osservatore Romano dedicato alle donne. E un po’ in virtù di questa sua conoscenza del mondo femminile, un po’ per il suo impegno per una maggior presenza delle donne all’interno anche della Chiesa cattolica, è stata una delle pochissime donne laiche invitata a presenziare ai due recenti sinodi della famiglia.
L’Unione Femminile Cattolica Ticinese ha avuto il piacere di averla come ospite per una serata pubblica lo scorso mese di marzo, animata dal giornalista Enrico Morresi, presso le suore di Santa Brigida di Lugano.
Con una buona dose di ironia ha raccontato di come ha vissuto i due momenti del sinodo. Di come ha dovuto conquistarsi una visibilità che vescovi e cardinali per il solo fatto che fosse donna, non le accordavano. Di come ha dovuto guadagnarsi il diritto di parola che solo perché donna, le era stato negato a priori. Di come ha dovuto guadagnarsi ogni centimetro di spazio all’interno di questo consesso tutto maschile che per settimane e settimane ha discusso sul tema della famiglia, senza avvertire il bisogno di sentire chi di questa famiglia è il cuore e spesso anche l’anima: le donne. Donne nei cui confronti la Scaraffìa avvertiva una difficoltà di approccio e di relazione, probabilmente frutto del fatto che non vi è l’abitudine da parte del clero, di interagire alla pari con le donne, ascoltando, per esempio, qual è il loro punto di vista su quella o quest’altra tematica. L’assenza del punto di vista delle donne, ha proseguito la Scaraffia, pesa su tutta la Chiesa. E’ venuto a crearsi un mondo in cui manca l’espressione, l’esperienza e il punto di vista di una della sue due metà. E questo crea uno squilibrio doloroso. Per le donne ma anche per gli uomini. Ogni narrazione parte da quello che si è. Per l’uomo, il maschio, il tema della vita non è centrale. E fa un esempio. Oggi i metodi naturali vengono molto usati da giovani donne che li prediligono rispetto all’assunzione di pillole dalle controindicazioni incerte. Giovani donne che probabilmente ignorano che a consigliarli e a proporli fu originariamente proprio la chiesa cattolica. Potrebbe essere un punto di partenza molto interessante per aprire con loro un dialogo sulla vita e sulla fede. Ma è un tema che a uomini e sacerdoti non interessa particolarmente, mentre per le donne rappresenta qualcosa di vicino, vitale, appassionante! Ma la loro voce non è rappresentata e così il tema continua a essere latitante e se trattato circondato da tabù e divieti. La soluzione? Presenza delle donne anche nei ruoli decisionali all’interno della Chiesa e soprattutto l’esigenza di educare le persone al cristianesimo, che è prima di tutto: servizio. Bisognerebbe educarvi tutti. Anche gli uomini.



