SERATA A CASTEL S. PIETRO
RIFLESSIONE SUL RUOLO DELLA DONNA ALL’INTERNO DELLA CHIESA
Riflessione suddivisa in due parti:
- Concilio Vaticano II (Madri del concilio)
- Scisma rosa (emorragia della donne dalla Chiesa)
- Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962-1965)
8 settembre 1965 Paolo VI annuncia la presenza delle donne al Concilio. Il 25 fa il suo ingresso la prima donna: Marie-Louise Monnet, fondatrice del Movimento Internazionale dell’Apostolato dei Ceti Sociali Indipendenti (miamsi).In tutto sono state chiamate 23 donne: 10 religiose, 13 laichepuò sembrare poco 23 donne su 2 mila e passa padri conciliari, ma si trattava di donne rappresentative, significative che rappresentavano tutto un mondo intorno a loro. Superiori di congregazioni, presidenti di organizzazioni internazionali, ecc.
Tra di loro anche due donne sposate e madri di famigli.
A queste donne dobbiamo aggiungere una ventina di donne chiamate come esperte (sui temi della fame nel mondo, del controllo delle nascite, del movimento pacifista.
Il loro ruolo era quello delle uditrici: uditrici mute ma attentissime ascoltatrici e attive soprattutto nelle diverse sottocommissioni: nelle costituzioni Gaudium et Spes e nella Lumen Gentium dove si andava precisando l’affermazione della visione unitaria dell’uomo-donna come “persona umana” e l’uguaglianza fondamentale dei due.
Punti fermi: uguaglianza uomo/donna, accesso agli studi teologici, riforma ordini religiosi (più apertura al mondo Ma molte questioni aperte (regolamentazione nascite, sacerdozio femminile)
Bellissimo messaggio alle donne - Scisma rosa
Lo chiamano lo “scisma rosa”. Uno scisma quieto, agli antipodi della rivoluzione, che da anni domenica dopo domenica, ha portato le chiese a svuotarsi della presenza femminile. Ce ne siamo accorti solo negli ultimi anni, quando ormai la file vuote delle chiese non ci lasciavo più dubbi in proposito. Mentre da tanto lamentiamo l’assenza di giovani e ragazzi, la cui presenza allegra e goliardicamente rumorosa quando c’è si fa notare, non così è per la componente femminile. Silenziosa, defilata, discreta. Messa dopo messa, le donne si sono disaffezionate alla pratica religiosa come per secoli l’hanno praticata le donne venute prima di loro, e hanno iniziato a disertarla. Non le donne anziane la cui vita si è svolta tutta all’ombra del campanile. Spesso lo stesso, che le ha viste bambine, adolescenti impegnate, giovani spose, madri premurose, mogli presenti, nonne indispensabile, vedove fedeli. No, non di queste donne si parla, ma di quelle che potrebbero essere le loro figlie. Donne dai quaranta in su. Donne nate negli anni ‘50-’60 che oggi hanno tra i quaranta e i cinquant’anni. Guardatevi in giro la domenica le vedete? Vediamo alcune giovani mamme che vengono in chiesa col marito e i bimbi piccoli, vediamo le giovani coriste, la maggioranza di signore anziane di cui prima, diverse copie di anziani, ma la generazione delle quarantenni-cinquantenni manca all’appello. Mancano, a dire il vero, anche i loro mariti e compagni. Ma questa, non è una novità. A quest’assenza già ci eravamo abituati. La novità ora è che le donne si comportano statisticamente come i loro partner. Ad un’alta percentuale di assenza maschile corrisponde ora la medesima percentuale anche al femminile. Le donne, si comportano nei riguardi del fenomeno religioso allo stesso modo degli uomini di pari età. Vi è stata negli anni, per così dire, una “mascolinizzazione” della frequenza della Chiesa da parte delle donne . Donne che prima invece, avevano un comportamento assai differente nei confronti e della religione e della sua pratica domenicale. Ogni abbandono fa riflettere. Ma mentre l’emorragia dei giovani trova delle spiegazioni di natura eminentemente generazionale e anagrafica: lo scisma rosa ci parla di una relazione che prima c’è stata e poi si è scissa. Di una decisione presa a priori, dopo una frequentazione che prima c’è stata e poi è stata abbandonata. Di un’educazione alla fede che c’è stata.. Quindi il loro “abbandono” ci parla di una storia che si è interrotta. Di un filo che si è spezzato. Che prima c’era e poi è stato scelto di recidere. Forse per semplice indifferenza, forse per incomprensioni, magari anche delusioni, di qualcosa che non hanno più ricevuto, più trovato, o semplicemente più ritenuto necessario per la loro vita. Una donna di quarant’anni, oggi, è per lo più professionalmente attiva, ha figli adolescenti in casa, una ventina di anni di matrimonio alle spalle, spesso dei genitori anziani da accudire. E quindi sicuramente ha una gestione del proprio tempo molto parsimoniosa. E forse l’assenza tra i banchi della chiesa risponde ad un semplice riassetto delle proprie priorità. La messa domenicale per tante, non è più un appuntamento irrinunciabile. Meglio utilizzare quell’oretta per rassettare la casa, uscire col cane, far visita agli anziani genitori o semplicemente godersi un’oretta di tempo finalmente libero da impegni. Sicuramente in una società orientata al profitto come la nostra, anche la frequenza alla s.messa viene messa sulla bilancia dei costi/benefici. Se i costi superano i benefici allora l’attività va abbandonata. Sia essa la messa o il corso di difesa personale. E’ una semplice questione di gestione delle risorse: le proprie. Quindi sicuramente in molti casi si è trattato di un lento quanto inesorabile distacco, senza spargimenti né di lacrime né tantomeno di sangue. Si è visto che la vita continua sia che si frequenti la messa sia che si faccia qualcosa di più immediatamente pratico e/o utile. In molti casi la responsabilità del disamore verso la chiesa viene fatta risalire a fattori personali e ad “errori” umani. Incomprensioni personali. Rapporti non soddisfacenti col proprio parroco, col sacrista, con altre famiglie che frequentano la chiesa. Forse vi sono state domande rimaste senza risposta. Risposte che non sono piaciute. Risposte che non state comprese. Per cui si è preferito seguire altre strade, altre vie, altre filosofie. Forse addirittura altre religioni. Forse ancora la famiglia si è evoluta in maniera diversa da come si era previsto e sognato: il matrimonio si è spezzato, i figli hanno preso strade diverse, c’è stato un nuovo matrimonio, una convivenza. Situazioni che si ritiene non siano conformi ai dogmi della chiesa per cui si preferisce allontanarsi, prima di essere allontanati, o ritenuti indegni o peggio ancora “peccatori”…
Insomma, i motivi alla base di questa vera e propria voragine che si è aperta in seno della Chiesa e che ha inghiottito gran parte della sua componente rosa, sono infinitamente di più di quanto abbiamo accennato e sicuramente riguardano anche le modalità di accoglienza e la cura che la Chiesa stessa ha avuto nei confronti del suo elemento femminile.A cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, la questione femminile appare oggi come una grande e bella promessa non mantenuta. E questo non perché il ruolo delle donne in seno alla chiesa non ha conosciuto un’evoluzione che le ha portato a rivestire incarichi di potere o accedere al sacerdozio, ma perché di quel sacro fuoco che animava le donne pioniere di allora non è rimasto più nulla. E’ come se le donne e la chiesa dopo un’iniziale connubio che le ha portate a lottare insieme per la pari dignità tra uomo e donna, per il diritto di voto, il diritto all’istruzione e per sottrarsi allo stato di dipendenza in cui il loro sesso le poneva per nascita, avessero seguito ciascuno la sua strada. Le donne da una parte e la Chiesa dall’altra. Il mondo e la società ad affermare l’uguaglianza tra uomo e la donna e la Chiesa la loro diversità.Oggi, credo che le donne siano stanche per tutti questi anni trascorsi a correre. A cercarsi, a trovarsi, a riperdersi e a ritrovarsi. E di strada ne hanno fatta davvero tanta. Non so se sono (siamo) più o meno felici delle nostre nonne o delle nostre mamme. Certamente più stressate. Ma lo stress non è un valore. E’ solo uno stato. Un modo di essere. Io credo, ne sono convinta, che la Chiesa rappresenti una risorsa anche per le donne di oggi. Soprattutto perché la chiesa siamo noi. E se la rifiutiamo, la ignoriamo, le siamo indifferenti è come se rinnegassimo la parte migliore di noi. Orientate insieme verso la ricerca della verità, del bene e del giusto possiamo recuperare quel senso che alle volte avvertiamo con drammatico realismo, che ci sfugge. Solo fermandoci, ricaricandoci e ricentrandoci su una trascendenza che ci supera sapremo nuovamente essere centro e ricarica per noi e per chi ci sta vicino e si aspetta da noi un segnale, una rotta, un indizio.



