COSA VUOL DIRE ESSERE LAICI e Laiche IMPEGNATI/E OGGI?
La proposta dell’Unione Femminile
di Corinne Zaugg
La prima domanda che ci siamo poste al momento di pensare ad un rinnovamento in seno all’Unione Femminile è stata questa : ma c’è ancora bisogno, di una simile associazione? Ha senso declinare questa branca dell’AzioneCattolica al femminile?
Se sono qui è perché a queste due domande ci siamo sentite di rispondere affermativamente. Profondamente consce che occorreva comunque effettuare un profondo ripensamento dell’associazione.
Viviamo tempi difficili oggi. Ma a pensarci bene, quando vi sono stati tempi facili? Dove tutto andava come doveva andare? All’inizio del secolo? Quando nelle nostre valli si mangiavano castagne e polenta e la meglio gioventù era costretta all’emigrazione? Durante la prima, la seconda guerra mondiale? Quando gli uomini trascorrevano anni al fronte e le donne dovevano fare da padri e madri ai loro bambini e mandare avanti famiglie a attività lavorative per avere qualcosa da portare in tavola? Durante il boom economico degli anni ‘60 quando all’improvviso i valori e le leggi morali che avevano fin lì governato la vita della gente vennero buttate a gambe per aria. Quando i giovani scoprivano paradisi artificiali in cui spesso si smarrivano fino a smarrirvi la vita? Durante gli anni di piombo? Quando il terrore lasciava le strade delle grandi città a sud e a nord della Svizzera, vuote per paura?
No penso che mai, per nessuna generazione, la vita sia stata facile. E pecchiamo di miopia o di semplice perdita di memoria, quando affermiamo che il passato era più roseo e la vita più facile o migliore.
E anche per quanto ci concerne, non c’è rimpianto per quello che l’Unione Femminile è stata. Non c’è la volontà di ritornare a cifre di aderenti a quattro zeri. Di tornare a sfilare col basco bianco sul lungolago. Non è quello che vogliamo o che cerchiamo di richiamare in vita. Ma c’è l’urgenza di esserci. In modo nuovo, in modo diverso, ma c’è urgenza di esserci. Con tutte le doti e i carismi delle donne. Non già perché sono migliori degli uomini, ma solo perché diverse.
Di esserci nelle chiese, nelle parrocchie. Non tanto per ricoprire o difendere o rivendicare dei ruoli. Ma per mettere la nostra capacità di accoglienza al servizio di chi ne ha bisogno. Perché la chiesa sia davvero casa per tutti (stranieri, sposati, divorziati, separati, giovani, bambini) e non un club più o meno esclusivo di brave persone.
C’è bisogno di esserci nelle case, nelle famiglie. Perché il passaggio della fede oggi come ieri resta a pannaggio delle donne, della mamme, delle nonne. Perché il sacramento del matrimonio oggi è diventato cosa estranea. Strumento potentissimo di unità ma che troppo spesso resta inutilizzato, come cosa vecchia appesa ad un chiodo mentre sarebbe in grado di rivoluzionare, addirittura di rendere nuovo, il matrimonio se solo venisse attivato. Perché sempre di più la famiglia è vissuta come spazio privatissimo, fino al momento in cui si disgrega e il vincolo si scioglie…
C’è bisogno di esserci nel mondo della scuola. Dove per tolleranza e rispetto si stanno smantellando i simboli della cristianità. Si tolgono le croci dalle pareti e si fa la festa dell’albero con Babbo Natale e le renne.
C’è bisogno di esserci in politica, nel mondo del lavoro, in quello del volontariato, in quello dello sport, nelle case per anziani, nelle scuole speciali…
E per questo occorre essere preparate. Che non vuole dire essere colte o portatrici di doti particolari. Ma essere disposte ad essere formate, preparate nella fede. In che modo? Prima di tutto con una vita spirituale adeguata.
Se questa formazione spirituale un tempo era naturale e avveniva in famiglia e di pari passo con la formazione scolastica. Oggi non è più così. E accade che la formazione cristiana rimanga ferma a quanto appreso durante la prima comunione e o la cresima. Una fede bambina che risulta inadeguata e incapace di essere utilizzata nella vita adulta. Di rispondere alle sfide di una vita adulta. La fede va nutrita. Accresciuta. Chiesta. E la nostra vita costantemente tenuta sulla sua rotta e la rotta costantemente monitorata.
L’Unione femminile offre questo cammino. Un cammino, ben inteso, che non vuole sostituire e non sostituisce quanto le singole parrocchie già fanno. Che non entra in concorrenza con esso. Ma che ad esso si affianca: sostenendolo, integrandolo, approfondendolo.
L’Unione femminile propone la possibilità concreta di crescere nella fede in un clima di amicizia. Attraverso incontri di preghiera. Di riflessione. Attraverso momenti di formazione e crescita nella fede. Incontri per l’anima. Dove questa trova l’indispensabile nutrimento per non cedere alla routine di una fede che va avanti per inerzia. O per abitudine. O, peggio, si spegne giorno per giorno per inedia, vera e propria sottoalimentazione di Dio.
Un luogo dove la catechista trova, per così dire, un surplus di nutrimento per andare avanti nel suo difficile compito di trasmettere la fede.
Dove la madre di famiglia ri-trova il fondamento su cui si basa la sua fatica domestica, dove la moglie viene ri-motivata a lottare per il suo matrimonio. Il giovane la forza di affrontare le contraddizioni del suo giovane cammino…
E l’elenco potrebbe essere ancora molto più lungo.
L’Unione Femminile desidera, vuole e forse è, quel luogo dove si ritemprano le forze, per continuare o ritornare a fare le cose di prima, ma meglio. E’ un luogo dove ci si ritrova tra persone che hanno a cuore il medesimo progetto, che camminano sulla medesima via. Che hanno lo stesso obiettivo.
Ma come il Monte Tabor, dove gli evangelisti proposero al Signore di piantare tre tende per restarvi , non è luogo per rimanervi. L’Unione Femminile sempre rimanda alla parrocchia, al proprio luogo di azione. L’AC è luogo di passaggio, è isola felice dove si va ad attingere nuove forze e nuovo coraggio da dispensare nei luoghi dove già viviamo e già operiamo. Per fare meglio quello che già facciamo. Sia questo la moglie, la madre, la sacrestana, la corista, l’avvocato o il medico…
Scopri tutte le attività 2010-2011



