Relazione assemblea 2020
Tempo sospeso, tempo di grazia
“Abbiamo ormai imboccato l’ultima parte di questo anno così incredibile e inaspettatamente diverso da quanto siamo abituati a vivere! E questo proprio nel centesimo anno dalla nascita di questa nostra associazione! Il lockdown, o il confinamento – per dirla in italiano- ci ha offerto molti momenti di riflessione silenziosa e solitaria, ma anche tanti gesti di solidarietà e di condivisione che hanno saputo accendere i nostri cuori. E’ stata dura, abbiamo perso amici, conoscenti, amici di conoscenti. Piano piano siamo ritornati ad uscire, a incontrarci, a vivere più distanziati di prima, ma dopo tutto, non in maniera troppo dissimile da prima. All’apparenza, direi. Perché questo 2020 ci ha davvero cambiati. Anzi è diventato una sorta di nuovo inizio che, come scrive Massimo Franco nel suo libro “L’enigma Bergoglio” ( Solferino edizioni) “Di colpo, scrive “c’è un “prima” e un “dopo che non si misurano solo sulla base di anniversari religiosi, ma anche dell’apparizione del peggior virus che sia esploso negli ultimi cento anni in Occidente” Tanto che dal marzo di questo 2020 gli acronimi a.C e d.C non significheranno più solo avanti Cristo e dopo Cristo, ma definiranno il mondo ante Coronavirus e post Coronavirus. Insomma, penso sia ormai chiaro a tutti noi che “nulla sarà più come prima”. E lo dico con forza e grande ottimismo. Guardiamoci negli occhi: chi era contento per come stavano andando le cose? Eravamo a bordo di una locomotiva impazzita. Terrorizzati ma incapaci di tirare il freno a mano o invertire rotta. Forse terrorizzati lo siamo ancora: si ha sempre paura quando non si sa bene come andare avanti e dove mettere i piedi. Ma è proprio quando per un motivo o l’altro abbiamo dovuto lasciare la nostra confort zone, l’angolo caldo del nostro divano, che tiriamo fuori il meglio di quello che c’è dentro di noi. Ora stiamo scomodi. Non sappiamo dove il virus ci condurrà, non sappiamo se ripartirà, non sappiamo quando ripartirà. Ma è questo preciso momento in cui ci sentiamo in bilico, che alle spalle abbiamo il vuoto e davanti l’incognito che la mente si sveglia, il cervello si mette in moto e lo sguardo si alza da terra. E’ quando siamo costretti a lasciare le nostre abitudini, le consuetudini che ci hanno fatto sentire al sicuro per anni, che torniamo ad essere creativi. Tempo di spoliazione, sì certo e anche di dolore. Ma anche tempo di grazia. Scrive il religioso Enzo Bienni, nel suo contributo al libro “Non è una parentesi”: “Abbiamo avuto paura di perdere l’anno pastorale, né più né meno che l’anno scolastico o il campionato di calcio. Siamo caduti nella tentazione di riempire gli spazi vuoti con dei pieni virtuali e abbiamo resistito a stare davanti a noi stessi, misurandoci con il vuoto che ci invitava a fare verità su chi siamo, su quale Chiesa vogliamo essere, su che vangelo ci era in quel momento annunciato”. Domande importanti che non ci ponevamo da molto, molto tempo. Che cristiani vogliamo essere? Che Chiesa vogliamo, tutti insieme formare? E’ da qui che dobbiamo ora ripartire. Come diocesi, come parrocchie, come Unione Femminile.



