Inaugurati al Centro San Giuseppe di Lugano i lavori del Giardino Laudato si’

“Possa diventare il luogo del cuore di tante persone!”
Il primo colpo di vanga è arrivato a metà mattina, tra gli applausi. Bastano pochi centimetri di terra smossa a rendere reale un progetto atteso da mesi: il Giardino Laudato si’ del Centro Pastorale San Giuseppe di Lugano è stato inaugurato domenica 6 settembre scorso, nel cuore del Tempo del Creato: 40 giorni (dal 1° settembre al 4 ottobre) durante i quali le Chiese cristiane invitano a pregare, riflettere, compiere gesti concreti in favore della nostra “casa comune”. Una cinquantina di persone a riempire di vita e di lingue diverse, il chiostro: molte arrivate apposta dalla Svizzera tedesca e da quella francese, segno che il progetto, ha saputo intrecciare relazioni ben oltre i confini cantonali. Don Emanuele Di Marco ha fatto gli onori di casa, accogliendo i presenti nel luogo che per secoli ha ospitato la vita e l’orto delle Clarisse Cappuccine. A illustrare il progetto dal punto di vista botanico è stato Guido Maspoli, collaboratore scientifico dell’Ufficio natura e paesaggio del Canton Ticino, che ha spiegato come il giardino sia stato pensato guardando alla biodiversità e al cambiamento climatico: le specie scelte dovranno resistere a estati sempre più calde e, insieme, restituire spazio agli insetti impollinatori. Tra le aiuole troveranno presto posto anche le piante della Bibbia, a raccontare per immagini vive un patrimonio che spesso si conosce solo per nome. Non è mancato un gesto simbolico: è stato piantato un mirto, pianta che nella tradizione biblica accompagna le promesse di pace e di rinnovamento. Tra i saluti anche quello di Vroni Peterhans, presidente uscente di oeku, l’associazione ecumenica «Chiese per l’ambiente»: ha ricordato che quest’anno oeku compie quarant’anni e sottolineato come sia bello poterli festeggiare anche in Ticino: una realtà dove l’associazione – famosa anche per l’introduzione del label “Gallo verde” per le parrocchie, è ancora (troppo) poco conosciuta. Il progetto, in realtà, è piccolo: seicento metri quadrati, quattro aiuole disegnate da un camminamento a croce, e una piccola cappella della Madonna, che resterà come e dove è sempre stata. Ma, come ha ricordato nel suo intervento Corinne Zaugg, si tratta di un piccolo progetto
che ha saputo «fare breccia nel cuore di tante persone». Lo testimonia anche il sostegno della Alois und Jeanne Jurt Stiftung e dello Schweizerischer Katholischer Volksverein, che hanno con entusiasmo dato un loro concrete e generoso contributo a sostegno del progetto. Interessante anche il legame, sottolineato tra donne e cura del creato. Sono state citate le voci di Elizabeth Green, quando parla di «treeology», ossia la capacità di ripensare la teologia a partire dall’albero e di Pia Pera, che nel suo ultimo libro racconta come il rapporto con un giardino non sia mai a senso unico: «Non siamo solo noi a curarlo. È anche lui, in qualche modo, a prendersi cura di noi.» Il desiderio, ha detto Zaugg concludendo, è che questo fazzoletto di terra nel centro di Lugano diventi, negli anni, «il luogo del cuore di tante persone». Il colpo di vanga di sabato è stato solo il primo passo. ( foto di Felicia Baggi)








































